Le dodici professioni più richieste
AAA forensic consultant cercansi. E poi community manager, contabili, analisti organizzativi, sviluppatori di applicazioni per tecnologie mobili, neoingegneri elettronici e “trasfertisti”. Dalla finanza ai new media, dalla green economy fino all’industria, sono dodici i profili professionali, che nel corso del 2012 saranno più richiesti dalle imprese.
Alcune sono figure classiche, altre stanno evolvendo insieme al mercato: di certo hanno un fascino quasi irresistibile per le aziende – soprattutto medie e di grandi dimensioni – che la crisi non vogliono subirla, ma combatterla con determinazione.
Il ritratto dei dodici profili in ascesa in sei diversi settori dell’economia, l’ha tracciato Page Personnel, multinazionale inglese leader nella ricerca e nella selezione di figure professionali. “È il nostro mestiere, il nostro pane quotidiano cercare di capire come si prospetta il mercato – spiega l’amministratore delegato Francesca Contardi –. Lo facciamo ogni anno a gennaio, a volte anche ogni sei mesi, analizzando le figure emergenti in modo da intercettare e indirizzare le richieste dei nostri clienti, che sono soprattutto società per azioni italiane e multinazionali”.
Nuove tecnologie. In gran fermento, anche in Italia, è l’area Itc, quello delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. “Il mondo dell’informazione sta ribollendo – continua l’ad di Page Personnel –, le innovazioni degli ultimi due anni e la diffusione dei ‘consumer device’, a partire dagli smartphone, si sono portate dietro tutta una serie di nuove figure”. Si cercano community manager, buyer online (l’e-commerce nel 2011 è cresciuto del 20%, generando un giro di affari di 7,9 miliardi di euro) e programmatori di app, in particolare per la piattaforma Android. “La maggior parte delle aziende della distribuzione e del settore dei beni di largo consumo ha sempre più bisogno di contenuti per il web. Serve chi sappia gestire e moderare blog e gruppi sui social network, anche perché può bastare una frase sbagliata su Facebook, un commento, per distruggere anni di lavoro”.
Spazio ai giovani. E se quasi sempre le aziende richiedono un’esperienza pluriennale, non è questo il caso del settore delle nuove tecnologie. Dove quello che conta è il saper fare e il farlo velocemente, a prescindere dalla “anzianità di servizio”. “Il mondo dell’Information technologies non guarda all’età, è interessato solo alle competenze – dice Francesca Contardi –. Per questo è un’ottima opportunità non solo per i neolaureati un po’ smanettoni, ma anche per chi vuole riqualificarsi”. Inoltre, se “l’università in questo campo è più lenta rispetto al mercato”, sono spesso le stesse aziende a organizzare i corsi di specializzazione. E gli stipendi? Uno sviluppatore di applicazione con soli due anni di esperienza è già considerato una figura senior e può ambire a 35 mila euro lordi all’anno.
Banche, finanza e consulenza. Non mancano le opportunità nell’area della finanza, Qui, oltre a profili classici come quelli dei contabili e dei controller, che si occupano di monitorare andamento e performance aziendali, si sta facendo largo la figura del forensic consultant. È richiesta soprattutto dalle “big four, le società di consulenza che affiancano le aziende quotate in Borsa dal punto di vista fiscale e contabile, implementando sistemi di controllo per prevenire e identificare frodi”. Per svolgere questo lavoro serve la laurea in economia, in giurisprudenza o in ingegneria gestionale. Gradita un’esperienza come internal audit o revisore contabile.
È una figura di controllo anche quella del compliance officer, che nei gruppi bancari è chiamato a verificare la conformità delle transazioni e delle politiche aziendali con le norme anti-reciclaggio e quelle che regolano i mercati finanziari. L’analista organizzativo è invece il braccio destro del top management: il suo compito è mappare e rendere più efficienti i processi aziendali. Il candidato ideale ha la laurea in economia e ottime doti relazionali e di lavoro di squadra.
Industria. Padronanza delle lingue, competenze tecniche e disponibilità a viaggiare con una certa frequenza è quello che serve per diventare un tecnico “trasfertista” e occuparsi dell’installazione e della manutenzione degli impianti di produzione industriale sparsi per il globo. Un tecnico con esperienza può essere fuori sede per lavoro anche 180 giorni all’anno. In compenso, può contare su uno stipendio minimo di 35 mila euro. Alle grandi industrie servono anche buyer tecnici (che seguono l’acquisto delle forniture dalla negoziazione del prezzo all’emissione dell’ordine) e process engineer, a cui fa capo lo sviluppo di nuovi prodotti, la gestione dei progetti di investimento e la supervisione delle tecniche di produzione.
Green economy. Dopo il boom del fotovoltaico, le multinazionali stanno ora puntando al consolidamento delle loro quote di mercato e per questo sono alla ricerca di neo-ingegneri elettrici ed elettrotecnici, a cui affidare la gestione e la manutenzione degli impianti che hanno già realizzato. In crescita anche la richiesta di tecnici per gli impianti cogenerativi e a biogas.
fonte: miojob di Repubblica.it